Cinema, trash e chicche: Intervista a Salvatore Capolupo (Lipercubo.it)

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Proponiamo un’intervista a Salvatore Capolupo, artefice del blog di cinema Lipercubo.it.

Buongiorno Salvatore, rapida auto-presentazione per i lettori.

Salvatore (di nome, non di fatto), classe 1979, leader del settore. Ad oggi, vivo e lavoro a Roma, dove mi occupo di consulenze di web marketing, per passione. E poi scrivo delle cose che mi piacciono, per lavoro. O viceversa, forse.

Iil tuo sito Lipercubo.it si apre sul colophonCinema, pippe mentali e altre cose strane“.

Sì, è un sottotitolo di cui vado mediamente orgoglioso. Sul mio sito, infatti, parlo proprio di questo (qualsiasi cosa sia sul serio) – e mi sembra un modo sintetico ed originale per riassumere. La sintesi, nell’arte come nel lavoro, è una delle cose che apprezzo maggiormente, e che trovo generalmente più pregevole.

Che cosa tratta il tuo blog?

La parte speculativa sui film e sulle narrazioni è quella che mi interessa di più, anche se non so dire esattamente il perchè: su molti film ho proposto ontologiche pippe mentali, in bilico tra significati e significanti (conosco vagamente la differenza perchè, purtroppo o per fortuna, ho un sacco di amici che hanno studiato filosofia). E devo dire, rileggerle e revisionarle è un bel passatempo, soprattutto quando ti accorgi che certe cose funzionano e che le visite aumentano mese dopo mese. Secondo me, soprattutto oggi in tempi di post-pandemia, siamo chiamati ad una riflessione su noi stessi e su quello che guardiamo che non è più accessoria o da loser, bensì è totalmente necessaria e utile per rigenerarci.

Come nasce l’idea de Lipercubo.it, a cominciare dal nome?

Ho sempre vissuto a contatto con il cinema, sia per motivi familiari (la cultura è sempre stata di casa, da me) che per stimolo personale: ero piccolissimo, e ricordo ancora il triciclo di Shining in prima serata sulla RAI, con mia mamma che mi impedì di finire di guardarlo. Probabilmente è stato lì che mi sono appassionato al genere, noleggiando in seguito i film più strani del genere nell’unica videoteca della mia cittadina. Gli anni sono trascorsi, ed ho archiviato un sacco di recensioni, guardando centinai di film diversi.

Prima di dedicarmi alla libera professione – ehi, sono un ingegnere informatico, di quelli seri –  ed al blogging “di professione” (ma sarà mai considerato un vero e proprio lavoro? Qui a Voyager pensiamo di no), ho studiato ingegneria e completato un dottorato in ricerca operativa. Mi occupavo soprattutto di modelli matematici per la risoluzione di problemi di logistica (chi ha detto “due palle”?), e tra le varie mostruosità numeriche che analizzavo e testavo mi capitò un ipercubo, un cubo di almeno quattro dimensioni.

Abbastanza difficile da immaginare, credo, ma potrebbe esistere: e secondo me rappresenta bene l’essenza del mio sito, che cerca di proporre argomenti legati all’arte e al cinema in modo pluri-dimensionale, da prospettive inedite, in modo tutt’altro che ovvio e se possibile affascinando il lettore: questa, per me, è l’essenza de Lipercubo.it.

Un blog di cinema non è un’idea originale, pero’…

Ne sono consapevole, ma non è quello il punto. Si scrive più per necessità che per altro, a volte. La cosa essenziale è non prendersi troppo sul serio, e non credersi Enrico Ghezzi solo perchè si è in grado di maneggiare qualche parolina difficile nei propri discorsi. Una delle mia pagine Facebook preferite, del resto, è Il cinefilo dell’era dell’internet, una raccolta di perle dispensate da studenti di cinema e cinefili che – spesso e volentieri – commentano in modo improbabile qualsiasi film. La pagina insiste parodisticamente sull’ostentazione di una cultura che queste perosne hanno solo in parte, sfoggiando neologismi tipo “film disturbante” o espressioni trite come “pugno nello stomaco“. Chiarito questo, e chiarito che non uso mai queste conoscenze come “arma impropria”, il progetto Lipercubo a me sembra più originale della media.

Che cos’è per te il cinema?

Ho sempre letto, per cultura personale, monografie e biografie di registi, libri speculativi sul cinema – l’ultimo che ho comprato e che finirò di leggere sotto l’ombrellone, tanto per capirci: Men, women and chainsaws di C. J. Clover – per me il cinema è sempre stata la grande fuga dalla realtà, il grande rifugio – in particolare il genere horror. Un horror che oggi viene sempre più bistrattato, ma che è diventato non solo “di genere” ma anche “d’autore”. Ed è, e rimarrà sempre, dal mio punto di vista, il genere più creativo, distruttivo e sovversivo di sempre.

Gestisci il sito da solo o con dei collaboratori?

Prevalentemente da solo, e con collaboratori fidati occasionali. Lipercubo, in quest’ottica, è uno sguardo diverso dalla norma sul mondo del cinema ma anche sull’esistenza in generale, se vogliamo. Da tempo mi faccio aiutare a scriverci da qualche collaboratore con esperienza (Davide Russo de Il Bosone, ad esempio), senza contare che da anni corteggio discretamente (e vanamente) vari redattori di professione per farmi inviare un contributo.

Per me, insomma, non è lo stantìo blogghetto de cinema in cui specchiarsi e ostentare una cultura che non si ha: è un modo per prendere appunti su quello che vedo, e costruire percorsi alternativi per far conoscere un cinema mezzo undergound che merita tantissimo. Cinema che, troppo spesso, è monopolizzato da registi e figure discutibili che ne stabiliscono egoisticamente i canoni. Almeno avessero buon gusto nel farlo…

Oltre 600 recensioni, ho visto.

Sì, e conto di arrivare al traguardo simbolico di 1000 e poi fermare il progetto per sempre.

Un progetto a scadenza.

Non per altro, ma la vita da recensore non è affatto quello che voglio fare nella vita (anche se guardare nuovi film occuperà sempre una buona parte del mio tempo libero, credo). Ho bazzicato qualche festival di settore per divertimento, e per un periodo ho pure provato ad organizzare micro-rassegne di cinema indipendente (numero partecipanti: 20 al massimo), ma finisce lì.

Quota mille mi è sempre sembrato il numero perfetto, e mi ha sempre fatto ridere che sembra un argomento da salotto straordinario: più film guardi, più la tua curiosità è stimolata, più credi di saperne, più hai voglia di saperne sempre di più. “Sai, io ne capisco un sacco di cinema, ho scritto 1000 recensioni“, e qui immagino apparire il meme di Fry di Futurama “shut up and take my money“.

Il circolo dovrebbe essere questo, un circolo virtuoso: più guardo, più ho voglia di guardare. In realtà vedo troppi cinefili fermarsi ai classici, trovare il “film perfetto” e poi non volerne più sapere nulla (e per inciso, nella musica heavy metal, ad esempio, succede esattamente la stessa cosa). Secondo me non è l’approccio migliore: siamo macchine ad apprendimento straordinarie, e se un algoritmo può “imparare” dal mondo esterno (cosiddetto machine learning), a maggior ragione può farlo un cervello umano. Il nuovo capolavoro, termine abusatissimo ma efficace, è sempre dietro l’angolo, per la stessa ragione per cui se oggi conosci una persona che ti piace, non è detto che domani tu non possa conoscerne una ancora migliore.

Quanto costa aver visto tanti film, in un progetto del genere?

Il numero di film visti ovviamente conta, anche se non è tutto: se non hai visto la cinematografia a cui si ispira Tarantino e non sai nemmeno chi sia Lucio Fulci, è troppo comodo (se posso usare questo termine) guardare Kill Bill. Semplicemente, non ci avrai capito una mazza, se posso usare un’espressione colorita. È anche discorso di contestualizzare le cose.

È tutto, grazie.

Ma si figuri 🙂


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