I numeri del mercato dei dispositivi medici in epoca Covid-19

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Il settore dell’acciaieria pesante del nord Italia consumava, prima del Covid-19, circa 150.000 mascherine l’anno. Parliamo delle FFP2 e FFP3 ad alta capacità di filtraggio. Ospedali come il Niguarda di Milano ne consumavano 20.000 l’anno. Il Sacco di Milano, specializzato in malattie infettive, ne consumava 50.000. Con l’attuale pandemia gli ospedali della Lombardia hanno raggiunto ciascuno richieste per 10.000 mascherine al giorno: 300.000 in un solo mese!

Il prezzo al distributore è di 3 euro, anche se poi sul mercato arrivano a cifre talvolta considerevolmente più alte.

Venticinque aziende del settore moda hanno riconvertito la loro produzione in mascherine chirurgiche, con l’obiettivo di fabbricarne almeno 700.000 al giorno entro due settimane. Le aziende del settore dell’igiene personale hanno garantito la loro filiera industriale per fabbricare 750.000 mascherine al giorno. Al 28 marzo risultavano già consegnati tre milioni e mezzo di pezzi – tra chirurgiche ed FFP – smistati in tutte le regioni italiane grazie agli aerei cargo messi a disposizione dal Ministero della Difesa e da Leonardo.

Alla stessa data sono stati consegnati 798 respiratori polmonari. Oltre 230.000 i test diagnostici per Covid-19 eseguiti al 21 marzo.

Nell’apparente immobilità del #iorestoacasa, migliaia di piccole, medie e grandi realtà aziendali si stanno adoperando per far fronte alla mancanza di dispositivi medici. Il decreto Cura Italia ha di recente modificato la normativa per autorizzare la vendita, e prima ancora la produzione, di taluni dispositivi. Di Renzo Regulatory Affairs, come parte di questo processo, sta garantendo il suo apporto per rendere il più rapide possibili, alle imprese impegnate sul campo, tutte le pratiche necessarie per l’immissione in commercio dei nuovi dispositivi medici.




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