Un esempio recente è rappresentato dalla questione dei monopattini elettrici.

Si, no, forse.

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Viviamo in un bellissimo Paese, ce lo ripetiamo spesso, ma altrettanto spesso assistiamo a delle pantomime che sembrano scritte per illustrare in modo efficace il nostro modo di essere.

Un esempio recente è rappresentato dalla questione dei monopattini elettrici.

Un esempio recente è rappresentato dalla questione dei monopattini elettrici.

 

A Milano sono diventati più un modo che un mezzo di trasporto rapido nel traffico cittadino.

Le autorità, spesso sospese in un loro “cloud” burocratico, non “si sono accorte” che questo simpatico mezzo di locomozione stava invadendo la città.

Poi improvvisamente, anche a causa di qualche incidente più o meno pericoloso, è scoppiata la discussione.

Le autorità preposte si sono affrettate a dire che non avevano rilasciato alcuna autorizzazione al noleggio, che quei mezzi non potevano circolare per strada che non sono neppure disciplinati dal codice della strada.

Al di là delle imprecisioni e delle stupidaggini è evidente che in questo Paese, anche in una città moderna ed attenta come Milano, si possa dare avvio ad una qualsiasi attività sotto gli occhi di tutti senza che nessuno intervenga, almeno fintanto che qualcuno non insorga a protestare.

Ci si può chiedere allora a cosa servono le autorità di controllo se a controllare devono essere i cittadini, ma lasciamo questa domanda ai posteri, tanto nessuno risponderà e vediamo qualche altro aspetto della vicenda.

Il codice della strada disciplina le biciclette, le bici elettriche ed i veicoli a motore siano essi elettrici o a combustione, ne definisce caratteristiche e limiti, come ad esempio per le bici elettriche che sono definite “a pedalata assistita” perché se non si pedala si devono fermare ed in ogni caso, superando la velocità di 25 km/h l’assistenza del motore elettrico viene esclusa.

Ci sono limiti di velocità per tutti i veicoli e precisato quelli che possono andare per la strada, sulle piste ciclabili, sui marciapiedi, nelle aree private.

Non ci vuole certo un genio per scoprire che un veicolo motorizzato, elettrico o meno rimane un veicolo, se non è munito di pedali e se il movimento avviene per mezzo di una forza non umana.

Escludendo i mezzi per disabili, anch’essi peraltro disciplinati, tutti gli altri veicoli a motore devono essere omologati e devono rispettare rigorosi limiti di velocità.

Quindi cosa impediva alle autorità di intervenire d’ufficio non appena questi veicoli sono comparsi, tra l’altro in affitto al pubblico e non come mezzi privati, sulle piazze e sulle strade pubbliche?

La risposta ovviamente non spetta a noi, che rimaniamo spettatori della solita farsa.

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